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No sociali agli sfratti a Brescia, Castrezzato e Lonato. Sette esecuzioni bloccate.

I No sociali continuano nelle strade: stamattina tutte le realtà del Movimento di lotta per la casa di Brescia (Diritti per tutti, Magazzino 47 e Collettivo gardesano autonomo) hanno ribadito il No agli sfratti per morosità incolpevole a Brescia, Castrezzato e Lonato. I picchetti hanno bloccato 6 esecuzioni (in via Mazzucchelli e via Milano in città, via Filatoio a Lonato e via Ferramola a Castrezzato) e monitorato una situazione di precetto incerta. Restano in casa tutte le famiglie, con bambini o ragazzi, che hanno perso il reddito a causa della crisi.

Sotto processo la lotta per la casa. Stop pignoramenti a Brescia.

2 dicembre  2016  – Questa mattina ennesimo processo al Tribunale di Brescia contro la lotta per la casa: 10 imputati, 7 dell’Associazione Diritti per tutti, per la mobilitazione avvenuta il 30 settembre 2013 all’interno del Comune di Mazzano. Quel giorno gli attivisti, dopo aver bloccato uno sfratto in paese, avevano accompagnato ai servizi sociali la famiglia di un muratore di origini tunisine che con la famiglia da 11 giorni viveva nel proprio furgoncino nel parcheggio davanti al municipio, con due bambini di 6 e 2 anni, di cui uno invalido al 100%. La famiglia era stata sfrattata tempo prima e il comune non aveva proposto alcuna soluzione dignitosa. Per quell’azione di protesta oggi il Pm Cassiani ha chiesto condanne da un anno e dieci mesi a 10 mesi per invasione di edificio, interruzione di servizio e violenza privata. La sentenza arriverà la settimana prossima. Ieri intanto Diritti per tutti e Magazzino 47 hanno bloccato la visita ad una casa venduta all’asta dopo il pignoramento in via Sicilia. Fall, operaio di fonderia, finito in cassa integrazione non era più riuscito a pagare le rate del mutuo, o meglio gli interessi della banca. Un picchetto della campagna:stop pignoramenti, non si compra la casa abitata da altri!

Anche in alta Val Sabbia: stop sfratti! Altro picchetto a Brescia.

29 novembre 2016 – Nel precedente accesso dell’ufficiale giudiziario a Vestone, in alta Val Sabbia i carabinieri del paese avevano tenuto un atteggiamento molto aggressivo e tracotante: avevano minacciato di eseguire lo sfratto, chiesto i documenti, trattenuto per ore una donna ucraina che aveva dimenticato il permesso di soggiorno. Ma in quell’occasione c’erano solo 5 attivisti. Stamattina un robusto picchetto di Diritti per tutti, Collettivo gardesano autonomo e Magazzino 47 ha bloccato lo sfratto nei confronti di Younesy, di sua moglie e della loro bambina ed i carabinieri non si sono nemmeno fatti vedere! Ora la famiglia avrà tempo per trovare un’altra sistemazione dato che la moglie ha trovato lavoro come badante. Un altro sfratto è stato bloccato anche a Brescia, in via Cucca.

Picchetto meticcio difende dallo sfratto un invalido ed una mamma italiani. Prima i poveri!

Stamattina un picchetto meticcio, composto da cittadini italiani e di origine migrante dell’Associazione Diritti per tutti e Magazzino 47, ha bloccato in via Interna a Brescia lo sfratto ai danni di Roberto, cittadino italiano invalido.L’esecuzione, richiesta dalla società immobiliare di un italiano, è stata rinviata al 16 gennaio. Altri attivisti migranti si trovavano in via Luzzago per difendere una giovane madre italiana, Jessica, con due bambini. In questo caso la proprietà ha accettato il contenimento sfratti del Comune sospendendo l’esecuzione per tre mesi. Sia Roberto che Jessica sono in attesa dell’ assegnazione di una casa popolare. Non pervenuti neanche oggi i sostenitori del “prima gli italiani” evidentemente non interessati a difendere realmente i poveri italiani ma impegnati a seminare odio contro altri bisognosi, in fuga da guerre e miseria come fecero circa 24 milioni di emigranti italiani nel secolo dell’emigrazione a partire dal 1861 o come ancora fanno circa 5 milioni di italiani che vivono e lavorano all’estero

Altri 18 sfratti bloccati in 8 giorni nel bresciano. Avanti così!

16 novembre – Nove sfratti rinviati in due giorni tra Brescia e provincia: ieri mattina prorogata l’ esecuzione contro una famiglia di origine marocchina a San Paolo che si è vista la propria abitazione pignorata e messa in vendita all’ asta dopo il licenziamento. Ora Younesy ha trovato una nuova occupazione in una impresa di lavori stradali ed il 24 novembre si andrà alla trattativa in Prefettura. Sempre ieri rinvio di due mesi e applicazione del progetto contenimento sfratti in corso Garibaldi per una coppia italiana con il marito camionista licenziato e la moglie di origine ucraina che svolge saltuari lavori di cura. Al tavolo sfratti in Prefettura invece sono stati ottenuti 6 rinvii lunghi: per Natalia, parrucchiera ucraina con figli italiani nati dal matrimonio con un cittadino italiano da cui è ora separata, si apre la porta di una casa popolare; stessa situazione per il fruttivendolo di Vicolo delle ventole e per la famiglia di Rachid, addetto alla sicurezza nei locali, con moglie e bambino piccolo. Due rinvii a metà giugno per due operai pachistani dello stesso stabile semifatiscente di vicolo delle ventole di proprietà di una società immobiliare. Infine per Aslam di Travagliato, ex operaio e poi titolare di un negozio di parrucchiere fallito, rinvio a marzo con l’ aggiornamento di un nuovo tavolo in Prefettura. Tutte le famiglie di vicole Ventole avevano 3 o 4 bambini come Aslam di Travagliato. Questa mattina infine 6 mesi di rinvio anche per Roberto, sua moglie ed il loro bambino in via Sant’Antonio con l’ intervento dei fondi antisfratto del Comune di Brescia

22 novembre – Questa mattina i picchetti dell’Associazione Diritti per tutti e del Magazzino 47 hanno bloccato 4 sfratti, a Brescia e nella bassa occidentale. In città rinviata al 31 gennaio l’esecuzione contro Natalia e la figlia, studentessa diciottenne. La morosità è arrivata quando la donna, che lavorava in nero come badante, ha chiesto il contratto. Invece della regolarizzazione ha avuto il licenziamento ed ha perso il reddito. Ora ha un lavoro part time sempre nel settore dei servizi alla persona ma non sufficiente per pagare l’affitto. Licenziamento per la crisi dell’edilizia anche per il muratore marocchino Said a Castrezzato; ora nella sua famiglia (moglie due ragazzi maggiorenni ed un minore) svolge lavori saltuari solo la figlia maggiore.Rinvio al 12 gennaio. Gli altri due sfratti erano a Travagliato: contro la famiglia di un piccolo commerciante che ha dovuto chiudere il negozio per la crisi, con tre bambini e contro un’ altra coppia con la donna incinta. Anche per le famiglie di Travagliato sfratto bloccato e sospeso fino al 12 gennaio.

23 novembre – Bloccati uno sfratto per morosità incolpevole in una casa Aler a Castenedolo e un pignoramento di una casa venduta all’ asta per mutuo non pagato a Castel Mella, in provincia di Brescia. In quest’ultimo paese ci sono stati momenti di tensione con i carabinieri e soprattutto con l’avvocato della nuova proprietà. Entrambe le famiglie coinvolte sono di origine senegalese: una donna con tre figlie di due minori a Castenedolo e una famiglia con due ragazzi di cui uno invalido nell’ altro paese, ora guidato da una amministrazione leghista. I picchetti di Diritti per tutti e Magazzino 47 hanno ottenuto a Castenedolo una sospensione fino a giugno con l’impegno del comune poi di trovare un’alternativa; mentre per la famiglia di Castelmella rnvio dell’esecuzione fino al 21 dicembre

24 novembre- Altri 3 sfratti bloccati questa mattina dai picchetti di Diritti per tutti e Magazzino 47 a Brescia e provincia. In Val Gobbia, tra Sarezzo e Lumezzane, in una zona di fabbriche in crisi e in via di delocalizzazione, c’era lo sfratto di una famiglia di un operaio pachistano con moglie e 4 bambini tra 11 e 5 anni. Dopo aver lavorato nel settore della rubinetteria e poi come saldatore in un’impresa metalmeccanica è finito in cassa integrazione e poi è stato licenziato. Il suo padrone di casa, che lo vuole sfrattare, appartiene alla nota famiglia di industriali degli Gnutti. A Brescia invece nella zona di San Polo bloccati due sfratti in via Casotti e in via Raffaello contro la famiglia di un meccanico, con moglie e bambini, licenziato dopo 10 anni da una autofficina e di una donna con minori. Tutte le esecuzioni sono state bloccate. Monitorata anche una situazione di sfratto contro una signora italiana in via Indipendenza in fase ancora di precetto.

Prima assemblea popolare di quartiere nel locale occupato alla base della Tintoretto

Il volantino che è stato distribuito porta a porta alla Torre Cimabue e nelle vie adiacenti la Torre Tintoretto dal Movimento di lotta per la casa di Brescia (Associazione Diritti per tutti-Magazzino 47 e Collettivo gardesano autonomo)

QUALE FUTURO PER LA TORRE TINTORETTO E PER IL QUARTIERE SAN POLO?

DISCUTIAMONE INSIEME

Martedì scorso la Giunta comunale ha approvato una variante al Pgt che consente di abbattere la Torre Tintoretto con i suoi 195 appartamenti in buone condizioni strutturali per ricostruire più di 200 alloggi più piccoli, bi-trilocali; la società privata che vuole fare questa operazione immobiliare, la Investire Sgr, vorrebbe poi vendere una parte dei nuovi appartamenti e affittare l’altra parte a circa 400 euro al mese. Il sindaco Del Bono e l’assessore alla casa Fenaroli hanno dichiarato però che non è stata ancora presa una decisione definitiva sulla Torre e che la discussione è aperta.

E’il momento che la popolazione bresciana e del quartiere di San Polo si faccia sentire, che discuta e che chieda al comune di ascoltare veramente i cittadini.

Se si decidesse di demolire la Torre Tintoretto verrebbero distrutte quasi 200 case popolari che in questo momento di crisi, in cui tante famiglie sono sotto sfratto, sono necessarie come l’ossigeno; sarebbe più diffcile dare una risposta al bisogno abitativo anche di tante persone che sono nelle graduatorie Aler e non riescono ad entrare in un appartamento a canone sociale. Le case popolari non sono necessariamente luoghi di degrado o di inciviltà! Bisogna correggere gli errori commessi in passato nelle assegnazioni e nel creare dei “condomini ghetto”.

Per gli abitanti del quartiere di San Polo nuovo, abbattere la Torre Tintoretto e poi fare lo stesso con la Torre Cimabue significherebbe avere un forte impatto ambientale, dover convivere con inquinamento acustico e da polveri per molti mesi; poi per la costruzione delle nuove case private si dovrebbero sopportare per anni i disagi causati dai cantieri e dal traffico di camion e mezzi pesanti, con altro inquinamento che peggiorerebbe l’aria che respiriamo già avvelenata dalle polveri sottili che provocano malattie anche gravi (patologie tumorali e cardio-polmonari).

E tutto questo per cosa? Per far perdere alla città di Brescia una parte del patrimonio immobiliare pubblico,di cui c’è grande bisogno, e regalarlo ad una società privata.

La settimana scorsa abbiamo occupato un locale della piattaforma alla base della Torre Tintoretto, di proprietà dell’Aler e vuoto da diversi anni per aprirlo al quartiere e usarlo come spazio di discussione e di mobilitazione. Invitiamo tutti gli abitanti del quartiere e più in generale la popolazione bresciana ad una prima assemblea per confrontarci sul destino della Torre e per preparare insieme un altro momento di approfondimento sui progetti alternativi alla demolizione per poter riqualificare e riutilizzare questo grande edificio.
Troviamoci mercoledì 16 novembre alle ore 20 nel locale occupato alla base della Tintoretto per cominciare la discussione e partecipare alle scelte che ci riguardano tutti e tutte.

Tre sfratti bloccati a Brescia dai picchetti senza tregua.

14 novembre – Tre sfratti bloccati questa mattina a Brescia: i picchetti di Diritti per tutti e Magazzino 47 hanno impedito le esecuzioni in via Mejo Voltolina contro una famiglia pachistana con tre bambini che frequentano scuola media e elementare, in via Pietro da Cemmo contro Eunice e sua figlia di 13 anni e in via Genova contro una famiglia marocchina con minori. Picchetto più corposo in via Pietro da Cemmo , dove Eunice che per molti anni ha fatto la parrucchiera in un negozio è stata licenziata ed ora è senza reddito con sua figlia che frequenta la terza media.

Risolto sfratto a Prevalle, nella bassa Val Sabbia

11 novembre – Oggi, al settimo accesso, dopo numerosi picchetti antisfratto a Prevalle, nella bassa Valsabbia, da parte del Collettivo gardesano autonomo e dell’Associazione Diritti per Tutti per difendere la famiglia di Mounia, con il marito e due bambine, siamo arrivati ad un accordo con la proprietà. La famiglia in cambio di un versamento per coprire una parte della morosità ha ottenuto l’immediata sospensione dello sfratto e un nuovo affitto di 300€ sensibilmente più basso rispetto a quello precedente.

Questa soluzione era stata proposta fin dall’inizio, ma l’agenzia immobiliare proprietaria della casa, che non ha sicuramente problemi economici come quelli che potrebbe avere un piccolo proprietario, ha sempre rifiutato e con un atteggiamento aggressivo e provocatorio ha preteso ogni volta lo sgombero della famiglia.
Un’intenzione che si è sempre infranta contro la nostra determinazione!

La famiglia già da tempo è tornata nella condizione di poter pagare l’affitto, dato che il padre ha ritrovato lavoro, e ora rimarrà in casa!

Ancora picchetti a Brescia, Capriolo e Marone.

Due picchetti questa mattina a Brescia e Capriolo di Diritti per tutti e Magazzino 47. In città contro una ordinanza di sgombero per inagibilità nei confronti di una famiglia pachistana composta da 8 persone, fra cui tre minorenni, che però non ha alternative abitative perché il padre ha perso il lavoro come operaio alcuni anni fa. A Capriolo invece si tratta di uno sfratto per morosità incolpevole; anche qui famiglia di 8 persone con bambini e nonni. Ieri invece picchetto contro uno sfratto a Marone, sul lago d’Iseo.

Presidio sotto la Loggia contro la demolizione della Torre Tintoretto e due sfratti bloccati

8 novembre – Presidio sotto la Loggia a Brescia in occasione della riunione di Giunta che intende approvare una variante che permette di demolire la Torre Tintoretto. I manifestanti del Movimento di lotta per la casa (Diritti per tutti, Magazzino 47 e Collettivo gardesano autonomo) hanno chiesto alla giunta di non percorrere la strada della demolizione ma anzi di fare in modo che almeno una parte dei 195 appartamenti Erp della Torre siano messi subito a disposizione dell’emergenza sfratti per le famiglie che sono in attesa di una assegnazione definitiva di una casa popolare. Inoltre si ritiene che la proprietà della Torre debba restare pubblica e con una destinazione Erp anche se si condivide l’idea di una diacussione e di un percorso partecipativo della popolazione sul futuro dell’edificio. L’ assessore alla casa del Comune Marco Fenaroli ha dichiarato ai manifestanti che la discussione è aperta. Intanto anche questa mattina due sfratti bloccati in città, in via Milano 97 e a Roncadelle.